COMMERCIO ESTERO DI MACCHINE PER LA LAVORAZIONE DELLA PLASTICA E DELLA GOMMA

Il 2000, per l’industria italiana delle macchine e delle attrezzature per la lavorazione di materie plastiche e di gomma, sembra ormai profilato come un anno positivo. Ciò è quanto risulta all’Assocomaplast - l’associazione di categoria aderente a Confindustria - in base alle proprie rilevazioni del settembre scorso circa i risultati economici dell’anno che sta per terminare per il comparto che la stessa organizzazione rappresenta. In effetti, nella prima metà dell’anno, in termini sia di produzione sia di export, la crescita tendenziale è andata consolidandosi. L’indice della produzione settoriale diffuso dall’Istat ha confermato, a giugno rispetto a dodici mesi prima, un aumento tendenziale del 15% circa, dopo aver registrato un picco del 21% a marzo.
Che il primo semestre di quest’anno sia stato certamente migliore dell’analogo periodo del 1999 è dimostrato anche da altri elementi di giudizio quali l’andamento del fatturato e l’acquisizione ordini in due importanti segmenti del comparto. Infatti, l’insieme dei costruttori di macchine a iniezione ha fatturato l’8% in più in Italia e 12% in più all’export; gli ordinativi - in valore - sono cresciuti complessivamente del 6% (grazie in particolar modo a quelli di origine italiana: +29%).
I produttori di estrusori e linee di estrusione hanno rubricato un primo semestre eccezionale. Il relativo fatturato aggregato è aumentato del 34% (+40% in Italia, +31% all’estero); quanto alla consistenza del carnet ordini, la progressione rispetto ai dodici mesi precedenti è del 21%, quasi totalmente riconducibile all’esuberanza delle commesse dall’estero, mentre quelle dal mercato interno denotavano un modesto deficit.
Nel periodo gennaio-giugno 2000 a confronto con gli stessi sei mesi del 1999, in base all’elaborazione (Assocomaplast) dei dati Istat si è riscontrato un aumento dell’export italiano di macchine e attrezzature per materie plastiche e gomma attorno al 5%, sino al valore complessivo non lontano da quota 1.900 miliardi di lire. Va però osservato che, sempre nel periodo in esame, anche gli acquisti italiani all’estero di tecnologia per la lavorazione di polimeri ed elastomeri sono aumentati di oltre il 18%, superando abbondantemente il tetto dei 500 miliardi di lire.
Nonostante la maggior dinamicità dell’import, la bilancia commerciale del comparto - che vanta tradizionalmente un largo surplus - ha registrato un saldo decisamente positivo, ovvero 1.324 miliardi di lire, sullo stesso livello del giugno 1999. Per altro verso, si può invece osservare come al giro di boa dell’anno passato, rispetto al primo semestre 1998, entrambe le correnti di scambio avessero ceduto diversi punti percentuali: 9 all’import e quasi 15 all’export.
Al di là del soddisfacente risultato semestrale complessivo delle esportazioni italiane, si può altresì notare come due voci statistiche che concorrono all’aggregato settoriale risultino di segno negativo rispetto a dodici mesi prima (pregiudicando in parte il buon esito del periodo), vale a dire le macchine a iniezione (quasi un -15%) e gli stampi
(-9%).
Per le prime, in particolare, tenuto conto di quanto espresso precedentemente, vanno richiamati due elementi per non veder smentita la tesi Assocomaplast (basata, sostanzialmente, sui dati raccolti presso le aziende aderenti del segmento specifico). Il primo riguarda il gap temporale esistente tra le dichiarazioni Intrastat (cioè relative alle cessioni in ambito UE) e la prima elaborazione dell’Istat, da cui deriva poi uno sfalsamento dei valori rispetto ai dati diffusi dall’Istituto di statistica. Il secondo elemento riguarda il verosimile calo dell’export per le aziende costruttrici di macchine a iniezione specificamente destinate alla produzione di calzature in materiali sintetici (che fanno capo all’Assomac, l’associazione di categoria dei beni strumentali per conceria, pelletteria e calzature), rilevando anche la cessazione di attività, all’inizio di quest’anno, di un importante nome in questo segmento.
Detto ciò, come in passato, proponiamo qui di seguito un commento riferito alle destinazioni dell’export, notando in primo luogo come i valori disaggregati delle vendite all’estero del comparto, distinguendo per aree geografiche, mostrino andamenti sensibilmente diversi tra i quadranti del mercato mondiale.
L’intera Europa, da sempre il mercato di sbocco preponderante, ha assorbito macchine italiane per un valore inferiore (quasi il 3%) rispetto al gennaio-giugno 1999, chiudendo il primo semestre di quest’anno a quota 1.066 miliardi di lire, mantenendo comunque il maggior “peso” sul totale: 57,3%, contro il 61,8% dell’anno precedente. Il distinguo tra paesi UE e gli altri di quest’area rivela che ai primi è andato il 43,8% del totale, contro il 46,7% a fronte di una flessione del 2% (vale a dire da 831 a 815 miliardi). Verso i secondi si è diretto il 13,5% (in luogo del 15%) delle vendite complessive italiane, facendo registrare altresì un calo di circa il 6% (251 contro 267 miliardi).
In ambito comunitario, va ricordato come la Germania, che mantiene da molti anni il primato tra i nostri mercati di sbocco, abbia sostanzialmente replicato in termini di quota sul totale (12%) gli acquisti settoriali in Italia, registrando una progressione di 2 punti percentuali rispetto al primo semestre 1999, sino al superamento dei 226 miliardi.
Molto buono l’esito dell’export verso il Belgio-Lussemburgo, dove si sono dirette macchine italiane per oltre 66 miliardi, cioè il 3,6% del globale, con un incremento del 90% rispetto a dodici mesi prima. Per quanto riguarda gli altri partner comunitari - correlatamente ai valori più consistenti delle nostre esportazioni - si riscontra stabilità in alcuni mercati (come Francia, Olanda e Portogallo) mentre verso altri si notano cali più o meno accentuati comeSpagna, Regno Unito e Austria.
Circa i mercati extra-UE, dove l’export settoriale è aumentato in modo consistente (su valori 1999 già importanti), si possono citare Federazione Russa e Svizzera. Per converso risultano più o meno negative le vendite verso la maggior parte degli altri.
L’export verso le Americhe ha inciso sul globale per un quarto, mentre la quota gennaio-giugno 1999 era del 21,7%, essendo aumentato complessivamente di circa 21 punti percentuali: da 386 a 466 miliardi. Molto bene (+52%) sono andate le vendite nel NAFTA (sottolineando come i tre paesi di questa integrazione regionale siano tutti tra i primi dieci mercati di destinazione) che hanno raggiunto un “peso” sull’export totale italiano del settore pari al 18,3%, in luogo del 12,6% del primo semestre 1999. Il resto di quest’area, la cui quota sul globale si è invece ridotta dal 9,1 al 6,8%, ha assorbito un maggior valore (per quanto rappresenti un’incidenza minimale) di macchine “made in Italy” solo al Centro, mentre il più esteso Sud ha ceduto un buon 26%, la contrazione ha riguardato indistintamente tutti i relativi paesi.
L’esteso mercato asiatico, terza grande area di destinazione per l’export italiano di macchine e attrezzature per plastica e gomma, denotando diffusi segni di ripresa dopo la crisi economico-finanziaria nella prima metà del 1999, ha registrato un soddisfacente 10% quasi d’incremento, mentre la relativa quota sul globale è progredita meno: dal-l’11,8 al 12,3%. La suddivisione tra il Medio Oriente e il resto dell’Asia da a vedere, invece, due andamenti nettamente contrapposti: -27% nel primo caso e +29% nel secondo. Per quanto riguarda i mercati asiatici più vicini (poco meno del 3% sul totale export, contro il 4,1% del giugno 1999), si nota unicamente un progresso verso Israele (arrivato a 19 miliardi: +67%), tutti gli altri hanno dato a vedere tagli consistenti dei loro acquisti settoriali nel nostro paese. In Estremo Oriente, come accennato, pare abbia preso corpo la ripresa, tant’è che si è venduto quasi un 30% in più. In quest’ambito si notano due grandi paesi-mercato con andamenti opposti: la Cina, che ha aumentato del 21% le importazioni dall’Italia sino a 65 miliardi (3,5% del totale, era il 3% l’anno prima) e l’India, che li ha invece dimezzati, fermandosi attorno ai 15 miliardi (0,8 contro 1,8%).
A integrazione del quadro geografico completo, alludendo cioè ad Africa e Oceania, si osserva come il ruolo di queste due aree rimanga marginale, pur avendo registrato, rispettivamente, incrementi dell’11 e 66% rispetto al primo semestre del 1999 e quote sul globale rimaste altresì attorno a 3 e 1%.
A livello dei singoli mercati prioritari di destinazione dell’export italiano, oltre a quanto già segnalato in precedenza, si può ridefinire una graduatoria dei primi dieci - ovvero più dei 3/5 del totale - che, rispetto al giugno 1999, vede un sostanziale avvicendamento delle posizioni tra gli stessi paesi, salvo l’uscita della Polonia a cui ha corrisposto l’entrata del Canada.
In ordine decrescente, la classifica paesi vede pertanto (e come già rimarcato) saldamente al vertice la Germania, la cui quota sul globale risulta del 12,2% in relazione al +2% di aumento degli acquisti di macchine per plastica e gomma italiane. Seguono: Stati Uniti, con una quota del 12% correlata a un’altrettanto significativa evoluzione positiva del 66,5%, Francia (8,6%; +0,3%), Spagna (6,7%; -19%), Regno Unito (5,3%; -19%), Benelux (4,4%; +64%), Canada (3,6%; +63%), Cina (3,5%; +20,6%), Brasile (3,1%; -27,7%) e Messico (2,7%; +3,2%).

Come osservato all’inizio, le importazioni di tecnologia dei trasformatori italiani sono cresciute in maniera piuttosto notevole (segno comunque del buon andamento del comparto che continua a investire per adeguare processi, produttività e qualità dei propri manufatti in plastica e gomma) e praticamente in tutte le tipologie di prodotto, a prescindere da quelle i cui valori erano già poco significativi; gli scostamenti percentuali in maggior dettaglio si evincono dalla tabella riassuntiva pubblicata a corredo del nostro stesso commento.
In merito all’origine dei macchinari prodotti all’estero, non si può non sottolineare come siano sempre preponderanti le importazioni targate UE e, segnatamente, quelle tedesche: arrivate alla soglia dei 190 miliardi di lire, con una progressione di quasi 9 punti percentuali rispetto al gennaio-giugno 1999, pari un’incidenza sul totale del 35% (ma era del 38,4% un anno addietro). A seguire, ovviamente a notevole distanza, figurano le importazioni settoriali - a copertura di un ulteriore 50% circa di quelle complessive - originate in Francia, quasi l’11% con un aumento del 10%, Svizzera (10,3%; +43%), Austria (7,9%; +47%), Benelux (6,1%; +28%), Stati Uniti (6%; +20%), Giappone (5,4%; +112%) e Spagna (2,8%; +96%).




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